Un mondo in un museo

Il progetto di riapertura del Museo delle Arti, alla luce dei cambiamenti gestionali messi in atto e della nuova catalogazione delle opere in collezione, parte dall’annullamento di ogni separazione tra l’istituzione e i suoi visitatori. In questo senso l’opera di Franco Summa, scelta come emblema della rinascita dell’attività museale, non è solo la proposta di un monumento urbano, che espliciti la presenza del Museo all’interno del Castello di Nocciano, ma anche un’Epifania, come recita il titolo stesso dell’opera, del legame tra uomo e ambiente attraverso l’arte.

Il Museo delle Arti deve essere un luogo d’incontro vivo, dove si possa recuperare una dimensione umana e stabilire un contatto vero tra persone incuriosite dalla storia dell’arte contemporanea in Abruzzo. Il Museo soddisfa questa sete di conoscenza con la più ampia raccolta di opere di artisti abruzzesi in Italia, cominciata nel 1998 da Eugenio Riccitelli e portata avanti nel succedersi delle direzioni con sempre nuove acquisizioni, le quali oggi sfiorano i 200 pezzi.

L’intenzione è sempre stata quella di affidarsi completamente agli artisti, nella convinzione che solo individui così illuminati, appassionati e profetici possano davvero fare una panoramica sul gusto estetico del territorio. Ecco perché ogni opera in mostra è un frammento della storia identitaria della cultura abruzzese, che elude l’impossibilità umana di una conoscenza universale e totalizzante attraverso una scelta prima di tutto stilistica, poi anche contenutistica.

Nel vortice senza freno delle tematiche affrontate c’è chi ha messo proprio l’Abruzzo al centro del mondo della rappresentazione, come Italo Picini, che ha sempre dimostrato il suo amore per la vita popolare, o Leopoldo Marciani, divulgatore della verità del reale grazie a scene paesaggistiche familiari. Naturalmente sono molti gli autori ispirati dal tema femminile, come Fausto Cheng, che trova la sua via Fino al cielo di Venere, Zybbà, che analizza la donna-guerriera o Vito Pancella, costantemente sedotto dall’idolo di perfezione che la donna rappresenta; mentre le autrici sembrano piuttosto focalizzarsi su ricerche spaziali (Giulia Napoleone, Massimina Pesce), oniriche (Gabriella Albertini) o materiche (Gabriella Capodiferro). Andando oltre la varietà contenutistica, la maggior parte degli artisti si è piegata alla propria poetica di riferimento e questo ha permesso di recuperare il valore sistematico e metodologico del Museo, concependo un susseguirsi di sale, che accorpassero ricerche figurative, astratte, informali, concettuali. Tuttavia, di fronte all’incessante necessità di confronto tra modus operandi differenti, sono nate idee espositive non banali, come quella di far convivere la Scuola Pescarese dei vari Alfredo Del Greco, Elio Di Blasio, Giuseppe Di Prinzio, Giuseppe Misticoni con gli aderenti al GAM (Gruppo Artisti Marsicani), in testa il teorico, Ermanno Toccotelli, che grazie all’entusiasmo diede vita allo storico Premio Avezzano. E ancora, si è imposta l’idea di allineare sul medesimo basamento sculture di diversa portata, che stabiliscono tra loro particolari legami, come nel caso della ceramica di Salvatore Fornarola, il quale condivide la stessa materia con il maestro di Castelli, Vincenzo Di Giosaffatte, ma lo fa in maniera del tutto originale, affidandosi all’ordine modulare di trame leggere e filtranti luce.

Lorenzo Donatella Photographer


Sono scelte espositive tutto sommato semplici e, direi, naturali, che tuttavia risultano essere una guida fondamentale alla lettura dell’opera d’arte, nonché stimolo a ogni forma di approfondimento. A tal proposito vale la pena di ricordare come al Museo delle Arti sia stato annesso fin dall’inizio un archivio utile allo studio degli autori presenti nella collezione, ma anche ricco di riviste specializzate e materiale vario per un’indagine approfondita sul mondo del contemporaneo. La volontà è quella di aggiornare nel tempo questa raccolta e favorire il rapporto di collaborazione tra studiosi e istituzione museale.

Il Museo delle Arti entra così a far parte di un più ampio progetto di democratizzazione dell’arte, che può dirsi iniziato dall’acquisizione di opere grafiche di grandi maestri scomparsi e di loro degni eredi. È stata infatti questa riproduzione seriale di un’opera che ha messo improvvisamente l’arte alla portata di tutti, abbassandone drasticamente i costi e aumentandone la diffusione, e, nello specifico, oggi permette alla nostra istituzione di conservare pezzi di Remo Brindisi, Nino Caffè, Michele Cascella.

Dalle arti plastiche a quelle visive, il Museo di Nocciano incontra l’uomo contemporaneo, alla costante ricerca dell’inatteso, seguendo la tendenza attuale delle più alte esposizioni internazionali, come la 54. Biennale di Venezia, per cui il curatore, Massimiliano Gioni, ha seguito lo schema tipico delle Wunderkammer cinquecentesche e seicentesche. Queste “camere delle meraviglie” dovevano ospitare una collezione di oggetti straordinari, messi insieme per deliziare la vista di illustri visitatori. Allo stesso modo ogni mostra temporanea o permanente che si rispetti deve poter fare sua l’iscrizione sull’ingresso della camera dell’alchimista francese, Pierre Borel: “Fermati in questo luogo (viandante curioso), perché qui vedrai un mondo in una casa, in un museo: è questo un microcosmo e compendio delle rare cose”. Perché il concetto di Wunderkammer può considerarsi attuale, lo spiega lo stesso Gioni, considerando che “in questi musei delle origini curiosità e meraviglia si mescolavano per comporre nuove immagini del mondo fondate su affinità elettive e simpatie magiche. Questa scienza combinatoria – basata sull’organizzazione di oggetti e immagini eterogenee – non è poi dissimile dalla cultura dell’iperconnettività contemporanea. Nella nostra società della comunicazione e dell’immagine, affiorano paradossalmente nuove corrispondenze tra conoscenza e segreto, tra sapere, iniziazione e rivelazione”.

Come manifestazioni mistiche, esoteriche ed ermetiche appaiono l’altalena di filo spinato colorato di Angelo Colangelo e il bunker di Ettore Le Donne, il grande sole di ceramica, fumo, legno combusto e ferro di Giancarlo Sciannella e i voli di stoffe e pelli cucite di Sandro Visca. Così il Museo delle Arti arricchisce il suo pubblico di nuovi stupori e risponde alla definizione che dà della realtà museale lo Statuto dell’International Council of Museums, come istituzione che compie ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’umanità.

Oltre tutto deve sussistere una conservazione delle idee artistiche, sempre nel pieno rispetto del concetto di estetica. Qualcuno potrebbe obiettare che molto è cambiato da quando, nel 1750, Alexander Gottlieb Baumgarten pubblicò il volume Aesthetica, teorizzando una nuova disciplina filosofica, ma a ben vedere il giudizio estetico non è mai stato uguale a se stesso e si può dire ragionevolmente che sia tuttora in continua evoluzione. È dovuto citare la Kritik der Urteilskraft kantiana, la quale ha segnato, nello stesso secolo di Baumgarten, il suo superamento. Se per quest’ultimo la bellezza è sinonimo di perfezione della conoscenza sensibile come tale e dunque l’estetica non è che la scienza della bellezza, per Immanuel Kant l’esperienza estetica non è finalizzata alla conoscenza della “bella apparenza”, ma alla scoperta del sentimento del bello e dell’arte. La differenza è sostanziale, perché si passa dal prendere in considerazione la bellezza da un punto di vista scientifico al valutarla in maniera soggettiva.

Kant asserisce che è l’uomo ad attribuire la caratteristica di bellezza all’opera d’arte in base al proprio giudizio estetico e questa idea conserva ancora oggi un valore.

Attenzione però a considerare le mutazioni della facoltà di giudizio. Come questa, cambia anche il concetto di estetica. Dunque non è affatto anacronistico parlarne mentre siamo immersi nel magma di performance, installazioni, opere concettuali dell’arte contemporanea, ma è necessario indagare la nuova nozione di bellezza. In definitiva oggi la bellezza è originalità e stimolo delle idee. Dunque l’arte è bella se è originale e stimolante. Solo in questa maniera può estrinsecare il suo plusvalore, ovvero la capacità di arricchimento della società contemporanea.

A sviscerare questo pensiero è lo storico dell’arte, Achille Bonito Oliva, che scrive nel suo saggio L’Arte oltre il Duemila: “Se l’immagine diventa l’ineluttabile risultato a cui approda ogni comportamento creativo, evidentemente, la somma delle immagini, come riverbero sociale e prestigio determinato dalla forza qualitativa di ogni singola attività, è quella capace di fondare il plusvalore culturalmente determinante per dare statuto di esistenza al prodotto artistico”. Significativo è che Bonito Oliva porti come esempio l’opera di Ettore Spalletti, uno dei nomi maggiori dell’arte contemporanea abruzzese, con all’attivo mostre personali in spazi di grande prestigio, come il Guggenheim Museum di New York e la Henry Moore Foundation a Leeds, Inghilterra. Spalletti è presente nel Museo delle Arti di Nocciano con una collezione di 113 disegni riprodotti in litografia con tiratura di 115 esemplari in un volume unico. Qui egli si fa costruttore di un linguaggio autentico, che prende spunto dall’oggetto disegnato, per tessere un rapporto simbiotico tra spazio, forma e colore/non colore. È l’esempio tangibile della volontà di mettere al centro della concezione stessa del Museo di Nocciano la creatività, da una parte dandone assaggio attraverso le mani sapienti degli artisti della collezione, dall’altra stimolandone un risveglio nell’animo dello spettatore. Perciò l’istituzione museale intende abbattere la dicotomia che vede solitamente contrapposti i detentori della cultura, ovvero artisti e critici, e il mercato dell’arte, schiacciando nel mezzo il pubblico degli appassionati e dei curiosi. A loro va il compito di riappropriarsi del potere non tanto di giudicare, quanto di studiare e scoprire le proprie capacità immaginative. Dunque si tratta di destare il loro interesse, per nutrirne la creatività, che è l’unica, vera energia costruttiva in grado di alimentare il mondo dell’arte contemporanea.

Il Museo delle Arti è pronto per questo. Invita lo spettatore a entrare nel suo microcosmo più o meno sconosciuto, a carpirne le idee, a creare un ordine personale e infine a inscrivere questa esperienza nel proprio universo creativo e disordinato.

 

Chiara Strozzieri

Direttore Museo delle Arti

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